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Cervicale e vertigini: cosa fare, cosa prendere e rimedi

Cervicale e vertigini: cosa sono?

Le vertigini da cervicale, chiamate in ambito medico con il nome di vertigini propriocettive vertigini cervicogeniche, sono un particolare tipo di vertigine che, come dice il nome “cervicogeniche” (o “da cervicale), provengono dal rachide cervicale, ovvero l’insieme di strutture ossee, muscolari e articolari del collo e della testa. Nello specifico, questo disturbi viene scatenato da una alterazione del senso di posizione del collo nello spazio, da un’alterazione del controllo motorio cervicale (la capacità di coordinare in modo appropriato i movimenti di testa e collo) e dall’alterazione dell’attività del nostro sistema di equilibrio di recepire, trasmettere ed elaborare le informazioni sensoriali provenienti, appunto, dal rachide cervicale (le strutture anatomiche del collo).

Normalmente, il senso di posizione della testa e del collo, così come il senso di equilibrio e il controllo motorio cervicale, è garantito da un corretto susseguirsi di informazioni (segnali definiti “afferenti”) che, dalle strutture del collo stesso, giungono al nostro cervello che, in risposta a questi stimoli, rimanda dei segnali (chiamati “efferenti”) specifici che si esprimono con le normali sensazioni che percepiamo durante i movimenti del collo, della testa e del corpo in generale. Come vedremo nel paragrafo dedicato alle cause di vertigini cervicogeniche, talvolta questo sistema di trasmissione ed elaborazione di stimoli viene alterato scatenando i sintomi di tali vertigini.

Tra i più comuni sintomi ricordiamo:

  • sensazione di testavuota;
  • sensazione di ubriachezza;
  • sensazione di essereinbarca;
  • sensazione di disequilibrio.

Cause delle vertigini da cervicale

Le cause della vertigine cervicogenica cervicale sono definite, in ambito medico, aspecifiche o non specifiche. Il termine di non specifico indica l’impossibilità di identificare una causa unica e chiara delle vertigini. Questo disturbo, infatti, è causato da un insieme di fattori che, tra loro, interagiscono alterando tutto il sistema di trasmissione ed elaborazione dei segnali afferenti (provenienti dalla periferia del corpo, come dal collo o dalla testa) e dei segnali efferenti (i segnali “in uscita” dal nostro cervello).

Per poter comprendere al meglio le cause della vertigine cervicale, è possibile suddividere questo complesso sistema di integrazione di informazioni in diversi step e citando le strutture anatomiche coinvolte. Il nostro equilibrio proviene, sostanzialmente, dall’integrazione di informazioni provenienti da:

  • orecchiointerno – labirinto (all’interno del quale sono posizionati dei “sassolini” – gli otoliti – il cui movimento è responsabile delle informazioni di equilibrio provenienti dall’orecchio);
  • recettorispecifici (come dei veri e propri sensori) posizionati all’interno delle articolazioni e dei muscoli del collo;
  • sistemavisivo (dato dalle informazioni provenienti dai nostri occhi).

Quando anche uno solo di questi sistemi subisce una – anche minima – alterazione, quella che si verifica è una vera e propria alterazione dell’equilibrio e conseguente vertigine (cervicale in caso di alterazione dell’attività degli organi di senso cervicali o labirintite in caso di alterazione dell’attività dell’orecchio interno e, più nello specifico, del labirinto). Perché se conosciamo allora le strutture coinvolte nelle vertigine le abbiamo chiamate “non specifiche”? Perché, purtroppo, la misura e il grado di coinvolgimento di ciascuna delle tre strutture elencate nelle righe precedenti sono variabili e diverse da persona a persona (oltre al fatto che, come detto in precedenza, i segni e sintomi possono talvolta sovrapporsi e pazienti con problematiche diverse potrebbero lamentare segni e sintomi simili).

I motivi per cui possono verificarsi queste alterazioni sono numerose e, purtroppo, talvolta sono di origine idiopatica (ovvero di causa sconosciuta). Ad ogni modo, alcune delle cause più comuni delle vertigini cervicali (o cervicogeniche o “da cervicale”) da ricordare sono:

  • esiti di colpo di frusta – il trauma a livello cervicale che avviene durante il tamponamento degli incidenti stradali attraverso un movimento brusco e rapido di flessione (piegamento della testa in avanti) ed estensione (movimento che prevede lo spostamento della testa indietro);
  • cervicalgia persistente associata o non associata a cefalea – vertigini conseguenti a situazioni di dolore persistente a livello cranico (cefalea) o del collo (cervicalgia o dolore cervicale);
  • traumi a livello cervicale – traumi diretti o indiretti a livello del collo o della testa come quelli conseguenti a impatti al distretto anatomico (come quello del tuffo in mare o in piscina);
  • rigidità cervicale o collo rigido – tensione muscolare o articolare persistente a livello cervicale (del collo, dei trapezi o dei muscoli alla base della testa) dal momento che articolazioni e muscoli sono, come visto nelle righe precedenti, sede dei alcuni organi di senso dell’equilibrio;
  • alterazione del controllo motorio cervicale – alterazione del controllo della coordinazione dei movimenti del collo e della testa, nonché del senso di posizione degli stessi nello spazio;
  • posture scorrette mantenute per lungo periodo – come la posizione seduta prolungata per motivi lavorativi.

Conosciute le cause principali di vertigini cervicali cervicogeniche, le prossime righe avranno lo scopo di approfondire brevemente le differenze tra tali vertigini e la labirintite.

Vertigini cervicogeniche e labirintite: quali differenze?

Spesso le vertigini cervicogeniche vengono confuse con la vertigine posizionale parossistica benigna (nome tecnico della più nota labirintite). Pur essendo dei quadri clinici che, a volte, possono manifestarsi con alcuni segni e sintomi simili, differiscono tra loro in modo significativo in termini patologici.

In linea generale, le persone affette da vertigini cervicali riferiscono un peggioramento dei sintomi in associazione con il peggioramento del dolore cervicale (inter-scapolare, a livello del collo o della base della testa) o della cefalea (mal di testa) e, viceversa, riferiscono un miglioramento dei sintomi in associazione con il miglioramento degli altri due disturbi.

Tuttavia, come detto nelle righe precedenti, le vertigini cervicali e la vertigine posizionale parossistica benigna possono essere confuse, oltre che dai pazienti, anche da clinici esperti. Fino a qualche anno fa, la discriminante tra i due disturbi era la percezione del paziente: se il paziente riferiva una sensazione di disequilibrio, di ubriachezza o di sensazione di sentirsi in barca che riguardava solo sè stesso e non coinvolgeva l’ambiente circostante (definita in gergo tecnico vertigine soggettiva), allora si trattava di vertiginicervicali e, al contrario, in caso di sensazione di ambiente “che gira” in senso rotatorio (definita in gerco tecnico vertigo vertigine oggettiva), allora si trattava di labirintite. Tuttavia, oggi la scienza ci dice come questa differenza non sia in alcun modo sufficiente per discriminare i due disturbi, proprio come detto in alcune righe precedenti.

Considerando che si è certi si tratti di uno o dell’altro disturbo solo dopo una visita specialistica con un otorinolaringoiatra, alcune differenze provenienti dagli ultimi studi scientifici sono:

  • durata breve per la vertigine posizionale parossistica begnigna e più lunga (minuti od ore) per quella cervicale;
  • episodio acuto e intenso per la labirintite e meno acuto e intenso per quella cervicale;
  • associazione con l’andamento del dolore cervicale e del mal di testa nel caso della vertigine cervicale (assente, di solito, in quella a carico del labirinto – organo dell’equilibrio);
  • associazione con nistagmo e nausea più frequente nella vertigine posizionale parossistica benigna;
  • risposta coerente ai test di riposizionamento degli otoliti (manovre specifiche eseguite dall’otorinolaringoiatra in sede di visita) nel caso della labirintite (assente – ovvero negatività dei test – in caso di quella cervicale);
  • insorgenza legata a traumi a livello cervicale (come il colpo di frusta) in caso di vertigine cervicale.

In sintesi, esistono degli elementi che possono aiutare pazienti e clinici a differenziare l’uno o l’altro disturbo, ma la conferma definitiva potrà essere ottenuta solo ed esclusivamente attraverso una visita specialistica in otorinolaringoiatria che, al termine della visita, prescriverà il trattamento medico specifico al paziente dopo aver eseguito le manovre di riposizionamento in associazione alla fisioterapia vestibolare (una branca specifica della fisioterapia che ha lo scopo di migliorare il senso di equilibrio) o consiglierà al paziente di rivolgersi a un fisioterapista specializzato in ambito muscoloscheletrico per la completa gestione del problema di vertigine cervicale. 

Cervicale, vertigini e nausea

La nausea, ovvero il senso di spossatezza associata a potenziale senso di vomito e pallore o sudorazione, è un sintomo piuttosto caratteristico sia della vertigine cervicale cervicogenica sia della labirintite. Frequentemente questo sintomo di manifesta in concomitanza con un peggioramento dei sintomi a livello cervicale (come dolore o rigidità) e delle vertigini stesse. Le cause della nausea in ambito medico sono davvero numerose, ma è bene sapere che in caso di nausea che si manifesta unicamente in associazione a un peggioramento delle vertigini cervicali è verosimile che le probabilità che sia secondaria a patologie serie di interesse medico siano piuttosto basse. Alcune (non tutte) delle cause di carattere medico della nausea sono:

  • Colecistite;
  • Ansia;
  • Artrosi cervicale;
  • Colite;
  • Diverticolite;
  • Intolleranze alimentari;
  • Rabbia;
  • Salmonella;
  • Ulcera gastrica;
  • Ulcera peptica.

Solitamente, il senso di nausea riferito dai pazienti con vertigini cervicali cervicogeniche tende a risolversi in associazione al miglioramento dei sintomi cervicali e delle vertigini stesse grazie a un appropriato trattamento fisioterapico.

Tra alcune cause di nausea o di vertigini cervicali abbiamo citato l’artrosi cervicale. L’obiettivo del prossimo paragrafo sarà proprio quello di approfondire il legame tra l’artrosi cervicale e le vertigini cervicali o cervicogeniche.

Artrosi cervicale e vertigini

In un altro articolo abbiamo discusso nel dettaglio l’artrosi cervicale e i suoi sintomi, le cure, i rimedi e gli esercizi e quale legame potrebbe esserci tra l’artrosi cervicale stressa e le vertigini cervicogeniche, o “da cervicale”. L’obiettivo delle prossime righe sarà quello di approfondire nel dettaglio la relazione tra i due disturbi con lo scopo di comprenderne a pieno i segni, i sintomi e scoprire qual è il professionista sanitario più appropriato a cui rivolgersi.

Perché l’artrosi cervicale può esprimersi anche come vertigini cervicogeniche?

Le ragioni sono riconducibili, essenzialmente, a:

  • alterazione del controllo motorio cervicale conseguente al dolore – il dolore, infatti, altera la capacità di coordinazione del movimento dei distretti corporei (tra cui il collo e la testa) come conseguenza al dolore. In particolare, nelle prime fasi di dolore acuto e intenso il corpo cerca di “trovare” soluzioni di movimento alternativo per sentire, appunto, meno dolore. In una prima fase, questa strategia è ottima per riuscire a non peggiorare la sintomatologia, ma in una fase più avanzata (dopo settimane o mesi) questa strategia perde il suo significato di protezione (dal momento che i tessuti biologici hanno raggiunto la loro guarigione) e si parlerà, appunto, di alterazione del controllo motorio che si esprimerà come incapacità di coordinare i movimenti del collo o della testa (e degli occhi) nello spazio;
  • tensione muscolare persistente – in qualità di “possessori” di organi di senso dell’equilibrio, i muscoli, una volta raggiunto uno stato patologico di rigidità ed estrema tensione, potrebbero essere il veicolo di una vertigine cervicale. In caso di artrosi, infatti, i muscoli esprimono la loro funzione in modo più difficoltoso, anche come conseguenza del dolore. Ne consegue che il complesso sistema di trasmissione di informazioni relative all’equilibrio possa venire meno e manifestarsi come vertigini;
  • rigidità articolare persistente – per le medesime ragioni spiegate per la tensione muscolare persistente a livello cervicale.

A chi rivolgersi in caso di artrosi cervicale e vertigini cervicogeniche?

I professionisti coinvolti nel processo di riabilitazione e cura del paziente con artrosi cervicale e vertigini cervicogeniche sono il fisioterapista specializzato in ambito muscoloscheletricoil medico di medicina generale, lo specialista in otorinolaringoiatria, il fisiatra e l’ortopedico. In particolare, i pazienti con questi disturbi dovranno intraprendere un percorso specifico di riabilitazione insieme al fisioterapista che, attraverso tecniche manuali(come quelle muscolari o articolari) dirette al distretto cervicale (come i muscoli trapezi o sub-occipitali) ed esercizi terapeutici specifici(come alcuni movimento del collo in associazione o senza movimenti degli occhi o alcuni movimenti delle braccia contro resistenze come pesi o elastici), guiderà il paziente verso la guarigione.

Rimedi per cervicale e vertigini: cosa fare

rimedi per cervicale e vertigini sono sostanzialmente tre e, nello specifico, sono:

  • tecniche manuali – come le tecniche muscolari o articolari eseguite dal fisioterapista specializzato in ambito muscoloscheletrico;
  • esercizispecifici – ovvero l’insieme di movimenti specifici che coinvolgono collo, testa, occhi e spalle prescritti dal fisioterapista specializzato in ambito muscoloscheletrico e che il paziente eseguirà con costanza e precisione anche in autonomia a domicilio;
  • farmaci – prescritti, come approfondito in seguito, esclusivamente dal personale medico.

Cosa prendere per cervicale e vertigini?

Questa domanda, spesso fatta dai pazienti con problematiche cervicali e di vertigini, deve essere posta al proprio medico di medicina generale o a uno specialista. Questi professionisti, infatti, sono gli unici abilitati alla prescrizione di farmaci e devono essere contattati qualora il paziente si chieda quali siano i supporti farmacologici del caso. L’assunzione di farmaci, concordata dal paziente e dal personale medico, potrebbe essere una valida strategia di supporto per le prime fasi di riabilitazione in caso, ad esempio, di dolore intenso, di vertigini cervicali importanti tali da impedire alcuni movimenti del collo o da compromettere in modo significativo la qualità della vita del paziente e così via.

Non esistono altri professionisti abilitati alla prescrizione e alla somministrazione dei farmaci in ambito sanitario e, per questo motivo, è bene che i pazienti diffidino dai consigli di personale non abilitato a questo scopo.

Esercizi per cervicale e vertigini

Gli esercizi per la cervicale e vertigini sono piuttosto complessi e devono essere prescritti dal fisioterapista specializzato in ambito muscoloscheletrico solo ed esclusivamente dopo un’appropriata visita fisioterapista.

Nello specifico, gli esercizi coinvolgeranno sia il distretto cervicale (movimento del collo, della testa e degli occhi) sia il distretto della spalla (a causa della sua stretta connessione con il rachide cervicale, come ad esempio il muscolo trapezio superiore).

In particolare per disturbi come le vertigini cervicali, il paziente dovrà eseguire anche esercizi che coinvolgono il movimento degli occhi, dal momento che anche queste strutture sono essenziali per il senso di equilibrio del nostro corpo (non è un caso che mantenere la posizione eretta su una sola gamba sia più semplice ad occhi aperti e più difficile a occhi chiusi). Alcuni esempi di esercizi oculari per le vertigini cervicali sono: 

  • inseguimento oculare – movimenti degli occhi (a collo e testa ferma) in tutte le direzioni;
  • mettere a fuoco – esercizi specifici attraverso i quali il paziente metterà a fuoco diversi oggetti nella stanza in modo piuttosto rapido e ripetuto;
  • movimenti del collo con sguardo fisso – movimenti della testa e del collo in tutte le direzioni mantenendo lo sguardo fisso su un punto specifico.

Ad ogni modo, come per ciascun distretto anatomico, gli esercizi non potranno essere eseguiti dal paziente in autonomia senza una idonea prescrizione da parte del fisioterapista specializzato in ambito muscoloscheletrica scelti sulla base degli esiti di una accurata visita. Una minima e semplice strategia preliminare che i pazienti possono adottare in attesa della propria visita con il fisioterapista specializzata, è quella di eseguire un semplice esercizio di mobilizzazione attiva della testa e del collo che prevede il movimento di abbassamento del mento verso lo sterno e può essere visionato nel video presente nell’articolo dedicato all’artrosi cervicale.

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