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Frattura caviglia: come riconoscerla, sintomi e tempi di recupero

 

Frattura caviglia: cos’è e come avviene

La frattura di caviglia è un termine che indica l’interruzione dell’integrità anatomica dell’osso a livello del distretto caviglia/piede e si verifica, solitamente, come conseguenza di traumi di grande intensità (come la caduta o l’impatto di un oggetto sul piede e sulla caviglia) o di minore intensità (come la distorsione o storta alla caviglia). Solitamente la frattura di caviglia si localizza a livello del malleolo esterno o peroneale, ma non è così infrequente si verifichi anche a livello del malleolo interno o tibiale, dell’astragalo (osso che si interfaccia direttamente – e su cui poggiano – tibia e perone).

Per quanto sia una condizione muscoloscheletrica comune, soprattutto in ambiente ospedaliero e di pronto soccorso, è bene tenere a mente che rappresenta un disturbo piuttosto serio che necessita di una corretta gestione per non incorrere in problematiche secondarie (come la trombosi venosa profonda, ritardi della guarigione ossea o altre problematiche di competenza medica).

Lo scopo delle prossime righe, pertanto, saranno quelle di scoprire come riconoscere una frattura di caviglia, quali sono i suoi sintomi, come si esegue la diagnosi, quali sono i tempi di recupero e come sgonfiare la caviglia fratturata. Se hai bisogno di un fisioterapista a Rimini, contattami al link in fondo all’articolo! Buona lettura!

 

Frattura caviglia: come riconoscerla

Come riconoscere quindi una frattura di caviglia? Riconoscere una frattura di caviglia, fortunatamente, è meno complesso di quello che potrebbe sembrare, per i clinici (medici o fisioterapisti), e più difficoltoso forse per i pazienti. Solitamente, una frattura di caviglia avviene dopo un trauma diretto (come una contusione) o una distorsione di caviglia e si manifesta con:

  • dolore intenso localizzato al piede o alla caviglia a seconda della zona di frattura;
  • impossibilità di caricare (mettere il peso) sull’arto inferiore dal lato della caviglia fratturata o impossibilità di eseguire più di 4 passi in totale;
  • gonfiore;
  • ecchimosi (livido) più frequentemente esteso nella zona laterale e meno esteso nella zona mediale (interna) nei traumi distorsivi di caviglia o diffuso in caso di impatto o trauma diretto;
  • escoriazione ed esposizione dell’osso nei casi di traumi importanti e fratture scomposte.

Perché è più semplice riconoscerla per i medici e per i fisioterapisti rispetto ai pazienti?

Perché, come vedremo, i medici e i fisioterapisti hanno in possesso alcuni criteri specifici molto sensibili che sono in grado di escludere con una probabilità praticamente pari al 100% una frattura di caviglia. Allo stesso tempo, purtroppo, alcuni segni e sintomi, almeno nelle prime fasi dopo il trauma, tra frattura e distorsione di caviglia sono molto simili e potrebbero creare confusione per i pazienti.

 

Diagnosi di frattura di caviglia

La diagnosi di frattura di caviglia consiste essenzialmente in due step:

  • una fase clinica – attraverso la vera e propria visita con il medico o il fisioterapista;
  • una fase strumentale – attraverso la radiografia o, nei casi più complessi e incerti, della TAC.

La prima fase, quella clinica, della diagnosi di frattura di caviglia consiste nella somministrazione di test specifici noti in ambito medico come Ottawa Ankle Rules (Regole di Ottawa per la caviglia), che consistono nella palpazione di eminenze ossee specifiche (come la parte finale del malleolo interno o del malleolo esterno) e che prendono in considerazione la capacità di caricare sull’arto e la localizzazione dei sintomi. Attraverso queste procedure, è possibile non tanto fare diagnosi di frattura di caviglia, bensì di escludere (se i test risultano negativi) con una probabilità prossima al 100% che tale frattura sia presente. In caso questi test, invece, siano positivi (il caso contrario), il paziente dovrà sottoporsi a una radiografia o a una TAC per confermare la diagnosi o escludere la presenza di fratture.

La seconda fase, quella  strumentale, della diagnosi di frattura di caviglia è il momento in cui il paziente si sottopone a radiografia TAC. Solitamente la radiografia è sufficiente per la diagnosi ma, nei casi più complessi, sarà richiesta la TAC dato la sua elevata capacità di studio della struttura ossea, in particolare della corticale (zona esterna e che ricopre tutto il tessuto osseo).

Certamente, le medesime fasi, clinica e strumentale, della diagnosi di distorsioni di caviglia vengono attuate anche in Pronto Soccorso, in ambito ospedaliero, al quale i pazienti potrebbero accedere direttamente senza, prima, essere stati visitati privatamente dal fisioterapista specializzato in ambito muscoloscheletrico o dal medico di medicina generale o dall’ortopedico.

Comprese le fasi che compongono il processo di diagnosi di frattura di caviglia, le prossime righe avranno lo scopo di affrontare:

  • la possibilità di camminare dopo frattura di caviglia;
  • le modalità per sgonfiare la caviglia dopo una frattura;
  • il ruolo della calza elastica dopo frattura di caviglia.

 

Camminare dopo una frattura di caviglia: è possibile?

Se dovessimo rispondere coscienziosamente alla domanda “è possibile camminare dopo frattura di caviglia?” la risposta dovrebbe essere comune ed essere no. Pur esistendo alcuni rari casi, come le fratture da stress o fratture minori a carico del distretto caviglia-piede che non compromettono il cammino dei pazienti, non è possibile camminare dopo una frattura di caviglia dal momento che, verosimilmente, peggiorerebbe e ritarderebbe il processo di guarigione. Nel periodo immediatamente successivo alla frattura di caviglia il distretto viene immobilizzato e ai pazienti vengono fornite delle stampelle perché siano autonomi nel cammino ma che, allo stesso tempo, non consenta loro di camminare e caricare sull’arto leso.

Camminare dopo una frattura di caviglia sarà un’attività ripresa dopo un certo periodo di tempo trascorso durante la riabilitazione sulla base degli esiti delle radiografie di controllo, del dolore alla caviglia e dello schema del passo.

 

Come sgonfiare la caviglia dopo una frattura

Sgonfiare la caviglia dopo una frattura, completamente, non è possibile. Il gonfiore dopo frattura di caviglia è normale e indispensabile per favorire il processo di guarigione. Tuttavia, esistono alcune accortezze che i pazienti potrebbero adottare per ridurre minimamente il gonfiore e impedirne un peggioramento. Tra queste strategie ricordiamo:

  • elevare l’arto – mantenere l’arto in una posizione più alta rispetto al corpo attraverso l’utilizzo di supporti morbidi o cuscini;
  • evitare di mantenere per tempi prolungati la posizione eretta – evitando, quindi un peggioramento del gonfiore a causa della gravità;
  • mobilizzando attivamente le dita del piede (se possibile, ovvero se non immobilizzati e in linea con l’indicazione ortopedica).

 

Calza elastica dopo frattura caviglia

Il ruolo della calza elastica dopo frattura di caviglia ancora oggi è piuttosto controverso. In linea generale, la compressione, come quella data da tutori esterni o da bendaggi eseguiti dal fisioterapista o in autonomia dai pazienti, aiuta a ridurre il gonfiore dopo i traumi distorsivi alla caviglia. Tuttavia, l’adozione di questa strategia è possibile unicamente dopo la rimozione dell’immobilizzazione.

Rimosso ciò che immobilizza l’arto da parte dell’ortopedico, la calza elastica dopo frattura di caviglia potrebbe essere utile per tutti quei pazienti per cui un supporto esterno potrebbe evitare l’insorgenza di problematiche secondarie come stasi venosa, trombosi venosa profonda, linfedema o altre patologie a carico del sistema circolatorio e linfatico.

 

 

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